Salute e benessere nell’Agenda 2030: che cosa prevede l’Obiettivo 3

“Assicurare una vita sana e promuovere il benessere per tutti a tutte le età”: la formulazione dell’Obiettivo 3 dell’Agenda 2030 tiene insieme condizioni molto diverse. Comprende la sopravvivenza nei primi anni di vita, la salute materna, le malattie trasmissibili e non trasmissibili, la salute mentale, l’accesso alle cure e alcuni rischi ambientali.

Per capire che cosa prevede davvero, occorre quindi scomporre il principio generale nei suoi traguardi. È qui che salute e benessere diventano risultati da perseguire e fenomeni da misurare, non soltanto una dichiarazione di intenti.

Obiettivo, traguardo e indicatore non sono la stessa cosa

L’Obiettivo 3 definisce il perimetro complessivo. Un traguardo, identificato da numeri come 3.1 o 3.8, specifica invece un risultato. L’indicatore è la misura utilizzata per verificare la direzione e l’entità del cambiamento.

Questa distinzione aiuta a leggere la struttura ufficiale del Goal 3. I suoi traguardi non sono intercambiabili: alcuni misurano decessi, altri la disponibilità delle cure o la capacità del sistema sanitario di renderle economicamente accessibili. Confrontarli ha senso soltanto dopo aver chiarito il criterio: esiti di salute, esposizione ai rischi oppure accesso ai servizi.

Dalla mortalità materna alla salute nell’infanzia

Il traguardo 3.1 riguarda la mortalità materna. Stabilisce per il 2030 un rapporto globale inferiore a 70 decessi ogni 100.000 nati vivi. Nel 2023 il valore globale riportato dall’ONU era pari a 197. Il denominatore è essenziale: non si tratta del numero assoluto di morti, ma di un rapporto che permette di leggere il fenomeno rispetto alle nascite.

Il traguardo 3.2 considera invece le morti prevenibili di neonati e bambini sotto i cinque anni. I riferimenti fissati per il 2030 sono una mortalità neonatale non superiore a 12 ogni 1.000 nati vivi e una mortalità sotto i cinque anni non superiore a 25 ogni 1.000. Nel 2024 sono morti nel mondo 4,9 milioni di bambini sotto i cinque anni.

I due traguardi appartengono alla stessa area generale, quella della sopravvivenza legata a gravidanza, nascita e infanzia, ma utilizzano popolazioni e denominatori differenti. Anche il dato assoluto di 4,9 milioni non va confuso con il tasso per 1.000 nati vivi: il primo restituisce la dimensione complessiva del fenomeno, il secondo consente di valutare il livello di mortalità rispetto alla popolazione di riferimento.

Prevenzione significa intervenire su rischi differenti

Una seconda area dell’Obiettivo 3 riguarda le malattie. Il traguardo 3.3 si concentra su AIDS, tubercolosi, malaria e altre patologie trasmissibili. Il 3.4 prende invece in considerazione la mortalità prematura provocata dalle malattie non trasmissibili e include la promozione della salute mentale e del benessere.

La distinzione conta perché le due famiglie di problemi richiedono letture diverse. Nel primo caso è centrale la circolazione di agenti infettivi; nel secondo pesano patologie come tumori, diabete e malattie cardiovascolari, insieme alla necessità di prevenzione, diagnosi e trattamento nel tempo. La salute mentale non è collocata ai margini dell’Obiettivo: compare espressamente nel traguardo dedicato alle malattie non trasmissibili.

Il perimetro si estende inoltre alle condizioni ambientali. Il traguardo 3.9 riguarda malattie e decessi associati all’inquinamento e alle sostanze pericolose. La salute viene così considerata anche in relazione all’esposizione quotidiana ai rischi, non soltanto nel momento in cui una persona entra in una struttura sanitaria.

Che cosa significa copertura sanitaria universale

Il traguardo 3.8 sposta l’attenzione dagli esiti sanitari alle condizioni che permettono di ottenere assistenza. La copertura sanitaria universale comprende l’accesso ai servizi essenziali, ma anche la protezione dal rischio finanziario e la disponibilità di medicinali e vaccini essenziali, sicuri, efficaci, di qualità e a prezzi accessibili.

La presenza di ospedali, ambulatori o farmaci non basta quindi, da sola, a dimostrare il raggiungimento del traguardo. Occorre considerare se le persone possano utilizzare concretamente i servizi e se il costo delle cure comprometta la loro situazione economica. Accessibilità clinica e sostenibilità della spesa sono dimensioni omogenee perché descrivono entrambe la copertura, ma non coincidono: un servizio può esistere ed essere comunque difficile da raggiungere o da pagare.

È in questo passaggio che il Goal 3 assume anche la forma di un obiettivo sui sistemi sanitari. Il risultato non dipende soltanto dalla disponibilità teorica di una cura, ma dalla capacità di renderla continuativa, affidabile e accessibile alla popolazione.

Salute, accesso e disuguaglianze

L’espressione “per tutti a tutte le età” impone di osservare come i risultati siano distribuiti. Un valore medio può migliorare mentre alcuni gruppi continuano a incontrare ostacoli nell’accesso alle cure. Per questo gli indicatori relativi alla mortalità, alla prevenzione e ai servizi rispondono a domande differenti e non dovrebbero essere fusi in un unico giudizio indistinto.

Alcuni dati selezionati aiutano a vedere questa pluralità anche nel caso italiano, senza rappresentare da soli una valutazione complessiva del sistema sanitario. La pagina UNRIC dedicata all’Obiettivo 3 riporta per il 2025 una speranza di vita in buona salute alla nascita di 59,1 anni. Per il 2023 indica una probabilità dell’8,0% di morire tra i 30 e i 69 anni per tumore, diabete o malattie cardiovascolari; nel 2025 la copertura vaccinale antinfluenzale tra le persone con più di 65 anni risultava superiore al 50%.

Questi indicatori descrivono aspetti diversi: durata della vita in buona salute, mortalità prematura e prevenzione vaccinale. Non sono elementi di una classifica né possono essere sommati per ottenere un punteggio generale. Inoltre, i dati italiani non sono direttamente confrontabili con valori globali costruiti su popolazioni, scale e anni differenti.

Come si verifica il progresso verso il Goal 3

La lettura deve partire dal traguardo considerato e proseguire con l’indicatore associato. Per la mortalità bisogna controllare popolazione di riferimento, denominatore e anno; per la copertura sanitaria occorre distinguere disponibilità dei servizi, accesso effettivo e protezione economica; per la prevenzione va identificato il rischio specifico sul quale si interviene.

Anche le date richiedono attenzione: l’aggiornamento di una pagina o di un rapporto non significa che tutti i dati appartengano allo stesso anno. Il progresso verso il 2030 emerge dalle serie di indicatori confrontabili nel tempo, non dalla vicinanza cronologica di numeri che misurano fenomeni diversi.

L’Obiettivo 3 acquista dunque significato quando il principio della vita sana viene tradotto in risultati osservabili. La sua effettiva attuazione si valuta verificando mortalità, prevenzione, salute mentale, accesso e capacità dei sistemi sanitari: la dichiarazione politica indica la direzione, mentre sono gli indicatori a mostrare quanta strada sia stata realmente percorsa.